Nell’estate del 2002, dopo che lo storico Market Chelo, fondato da Flavio Chelo nella città di Bosa negli anni 30, fu distrutto da un incendio, il figlio Silvano, proprietario dell’attività, decise di ridurlo e riportarlo alle dimensioni del negozio storico. I locali anneriti dal nerofumo con la merce bruciata sugli scafali si presentavano come una scenografia funesta e, per diversi mesi Silvano e gli altri fratelli, facevano fatica anche ad entrarvici. Quel posto era stato costruito letteralmente da loro dopo che il padre Flavio, per motivi di salute, fu costretto a lasciare il lavoro, il vecchio e “ormai fuori moda” negozio di alimentari si era trasformato in un bellissimo supermercato moderno ma perfettamente inserito nella struttura ottocentesca con volte a crociera ed archi a tutto sesto.
In quel tempo Mariano, che dopo aver ceduto il Caffè Chelo era partito in giro per il mondo, non aveva più esposto a Bosa. Diverse persone, curiose di come si fosse evoluta la sua pittura, gli chiesero di fare una mostra nella sua città natale. Non avendo però più la possibilità di esporre nel Caffè dove aveva ripreso a dipingere dopo dieci anni di pausa, chiese all’amministrazione comunale di poter essere ospitato in uno spazio pubblico. Purtroppo quell’anno tutti gli spazi erano già stati assegnati e sembrava non ci fosse più nessuna possibilità, ma Martin Lobau, un entusiasta studente di architettura trasferitosi da Vienna a Sassari, diede a Mariano l’idea di usare i locali bruciati dall’incendio che Silvano aveva lasciato. Quel posto era davvero un disastro, metterlo in condizione di ospitare una mostra sembrava una cosa impossibile. Solo con la preziosa collaborazione di Luigi, Andrea, Nilla, Martin, Emanuela ed Elisabetta e altri amici entusiasti ne fu possibile l’attuazione. Riempiti enormi buste e scatoloni di merce bruciata, smontati gli scaffali e i banconi, i locali vuoti mostrarono il loro macabro fascino, l'originario color salmone dei muri aveva assunto delle sfumature dal grigio scuro al rosso pompeiano, le porzioni di intonaco staccato invece mostravano il chiaro delle pietre nude come ferite cicatrizzate. L’illuminazione con le canalette di plastica e luci al neon completamente svirgolate dal calore, lasciarono il posto a due tesate di cavo elettrico dove, in maniera totalmente empirica, furono fabbricati degli improbabili portalampada ottenuti con cavo di rame rigido riciclato da una messa a terra, furono usati dei ruba corrente da elettrauto per collegarli ai fili della campata, e le lampadine dicroiche erano state collegate adattandole a dei normali mammut di plastica bianca, il tutto collegato ad un trasformatore ferro-magnetico industriale, l’unica cosa, assieme alle lampadine, che si dovettero acquistare. Rimaneva solo da attaccare i quadri ai muri ed il gioco era fatto.
Accadde quello che avviene in un campo dopo che c’è passato il fuoco, dal grigio-nero dei muri bruciati sbocciarono come fiori dei coloratissimi quadri, quel posto aveva ripreso vita, era come se il fuoco lo avesse impregnato della passione di cui l’arte si nutre. Non fu aperto, come normalmente avviene in questi casi, da una inaugurazione, fu semplicemente aperta la porta d’ingresso della mostra alla metà del mese di luglio del 2002 e tantissima gente per tutta l’estate entrò a visitarla.
Il nome MAP, movimenti artistici periferici, voleva sottolineare che in questo luogo, nato dalla collaborazione, la cooperazione sarebbe diventata la norma, ed infatti, le iniziative e le manifestazioni culturali ospitate da questo spazio, negli anni, sono state davvero tantissime: mostre, concerti, reading, work shop, danza moderna, ma soprattutto questo luogo era diventato un punto dove ruotava tantissima gente, intellettuali e non, e comunque qui si trovavano degli argomenti che stimolavano il confronto.
Nel 2006 Mariano si trasferisce a Cagliari e nel 2007, in via San Domenico, apre il MAP Cagliari.
Nel 2012 il grande salto, con la preziosa collaborazione dell’Ing. Carlo Solinas, si inaugura, dopo la restaurazione, il primo piano del Palazzo Don Carlo, con una collettiva di artisti, in seno al Festival Bosa antica, una mostra dedicata al Pianoforte. A questa mostra ne seguiranno altre, una, in collaborazione con Silvio Betterelli, verrà dedicata al Filet di Bosa proiettato nel contemporaneo. In collaborazione col MAN di Nuoro invece nel 2014 “Feminas”, una interessante rassegna di artiste sarde come Maria Lai o di soggetti raffiguranti donne della Sardegna attraverso i dipinti dei più importanti pittori sardi tra 800 e 900 tra cui Biasi, Ballero, Melis Marini, Floris, Ciusa e Nivola.
Nel 2017 a Cagliari, il MAP si trasferisce al n°45 di Via Garibaldi, qui avranno inizio una serie di mostre, “Faccia a Faccia”, dove Mariano Chelo ospita di volta in volta artisti dividendo con loro lo spazio espositivo e presentando, come se si trattasse di opere d’arte, i vini migliori di cantine della Sardegna.




































